martedì 2 ottobre 2012

LA CONSERVAZIONE DELLA FEDE: QUESTIONE DI VITA E DI MORTE

Ecco un passaggio molto importante dell'omelia di Mons. Bacciarini nella festa della Madonna delle Grazie a Lugano nel 1924.

Santuario Madonna delle Grazie


 "Ah miei cari! Quando vi si dice: "Istruitevi nella religione, frequentate la Dottrina alla festa: guardatevi dalle letture cattive, dai giornali, specialmenti, contrari alla fede; guardatevi dalla compagnia di coloro che fanno professione di non creder più" - quando vi si dice e vi si predica tutto questo, ascoltate bene e riflettete bene. Si tratta di conservare o di perdere la fede; e la conservazione o la perdita della fede è una questione di vita o di morte, di salvezza eterna o di perdizione eterna. [...]
Il che vuol dire che l'aver custodito la fede è un gran titolo di salvezza, anche quando è alto e umiliante il cumulo delle umane miserie. - Conserviamo dunque caro e inviolato il tesoro della nostra fede, e preghiamo per gli infelici cha tal dono hanno perduto."

1918 LETTERA PER LA QUARESIMA

Siamo nel 1918 e Mons. Bacciarini scrive una Lettera Pastorale per la Quaresima (8 febbraio 1918).



TERZA LETTERA PASTORALE

Al termine dell'anno 1917 una terza Lettera Pastorale. Siamo alla III Domenica di Avvento e il tema è: Necessità dei seminari diocesani.



SECONDA LETTERA PASTORALE

IL DI' DELLE SACRE CENERI


Seconda Lettera Pastorale di Mons. Bacciarini all'inizio della Quaresima dell'anno 1917.


AL CARMELO DI LISIEUX

In occasione della festa di Santa Teresa del Bambin Gesù vi offriamo questa pagina del pellegrinaggio diocesano a Lisieux del 1927; pellegrinaggio guidato da Mons. Bacciarini.


 "Mons. Bacciarini nel 1927 guidò un pellegrinaggio a Lisieux, assegnandoli come intenzioni speciali: la santificazione e la pace delle famiglie, la preghiera per i sacerdoti e per la conversione degli erranti, specialmente di quelli nei quali si è spenta la luce della fede. Egli stette lungamente in preghiera davanti all'urna di Santa Teresa, si notarono le sue veglie notturne, condusse i pellegrini sui luoghi santificati dall'angelica Carmelitana, benedisse una bandiera dai colori svizzeri e ticinesi e la offrì in ricordo al Carmelo. Ottenne per i ventisette sacerdoti del pellegrinaggio una speciale udienza dalla Superiora Madre Agnese, la quale disse parole di grande venerazione all'indirizzo del Servo di Dio e gli diede una preziosa reliquia della sua Santa Teresa."

Il Carmelo di Lisieux

L'urna di Santa Teresa

"Ho fatto l'offerta mia, 
come vittima di olocausto, 
all'amore misericordioso 
di Dio, 
ad imitazione, 
in quanto mi è possibile 
con la divina grazia, 
di S. Teresa del Bambin Gesù"


IL DECRETO DI VENERABILITA'

AURELIO BACCIARINI
della Congregazione dei Servi della Carità
Amministratore Apostolico di Lugano
(1873 —1935)



DECRETO DI VENERABILITA'

«Sono stato creato come testimone davanti agli uomini. Dipenderà anche da me se Cristo sarà accolto o rifiutato, dalla mia luce o dalle mie tenebre. La mia fede si fa giudice implacabile di me stesso».

La vita di Mons. Aurelio Bacciarini, efficacemente sintetizzata in queste austere parole, fu dominata dall'anelito di testimoniare con la concretezza della fede e delle opere l'amore di Dio per le sue creature. La fede è stata il timone che ha regolato la navigazione della sua esistenza e lo ha accompagnato negli anni difficili dell'infanzia, nel fervore dell'adolescenza, nell'intensa riflessione del periodo formativo del seminario, nel fecondo servizio pastorale come parroco e come religioso guanelliano, nell'impegnativo ministero episcopale. In una sequenza di «silenziose preparazioni» alle varie tappe del suo cammino, il Bacciarini ha sempre consapevolmente vissuto alla luce della parola di Gesù: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» (Gv 15,16).

Il Servo di Dio era nato a Lavertezzo nel Canton Ticino (Svizzera) 1'8 novembre 1873, settimo figlio di una famiglia molto modesta. Il giorno seguente ricevette il Battesimo e all'età di sette anni gli fu amministrata la Confermazione. Fin dalla fanciullezza manifestò una intelligenza vivace e un carattere amabile: su questa componente naturale si innesterà l'azione della grazia, favorita dalla costante partecipazione alla preghiera in famiglia e in parrocchia.

In questo contesto sorse in lui la vocazione al sacerdozio che culminò nell’ordinazione, avvenuta nel 1897 a Lugano.

Il primo apostolato di don Bacciarini si svolse nella parrocchia di Arzo, e, successivamente, come educatore e insegnante nei seminari di Lugano e di Collegio, ambienti nei quali dove  don Aurelio lasciò una luminosa testimonianza di fede.

«L'amore di Cristo ci spinge» (II Cor 5,14): l'espressione dell'Apostolo Paolo bruciava nell'animo del giovane sacerdote, stimolava le sue scelte ed orientava le sue  azioni. Motivato dalla ricerca di una sempre maggior perfezione, nel 1906 chiese al Vescovo il permesso di aggregarsi all'incipiente Congregazione dei Servi della Carità del Beato Luigi Guanella nella quale Il 24 marzo 1908 emise la professione religiosa.

Una formidabile  esperienza era riservata a don Aurelio: essere il primo parroco della nascente comunità di S. Giuseppe al Trionfale nella cintura periferica di Roma. Per tale compito Guanella offrì al Papa S. Pio X, il sacerdote “migliore” della sua congregazione. Don Bacciarini iniziò il suo ministero parrocchiale ed in poco tempo trasformò una collettività umana informe e precaria in una seminagione di valori, regolarizzando matrimoni, amministrando i sacramenti dell'iniziazione cristiana, organizzando la parrocchia con intuizioni profetiche e di avanguardia.

La sua carità verso il prossimo si fa eroica quando nel 1915, Buon Samaritano, in occasione del terremoto della Marsica compì numerosi viaggi nel territorio di Avezzano, per dare assistenza  in Roma a bambini orfani, vecchi senza casa ed ammalati.

Alla morte di don Guanella, Aurelio Bacciarini venne eletto superiore generale della Congregazione. In questo nuovo ruolo si impegnò con fervore e diligenza a coltivare lo spirito del Fondatore e a redigere le Costituzioni.

Era trascorso poco più di un anno, quando il Sommo Pontefice Benedetto XV gli comunicò l’elezione a Vescovo titolare di Daulia ed Amministratore Apostolico di Lugano. All'obiezione di don Bacciarini di non essere adeguato a quel ministero, il Papa come risposta gli donò la sua croce pettorale e il suo anello.

All'ingresso in diocesi Mons. Bacciarini pronunziò parole che segnavano la direzione di marcia del suo ministero episcopale: «Io pongo la mia povera vita sulle vostre teste come sopra un altare ed intendo consumarla ed immolarla per il bene e la salvezza di tutti». Fin dall'inizio volle collocare il Cuore di Cristo come sorgente di santità per il suo popolo e favorì la consacrazione delle famiglie al Sacro Cuore.

Patrimonio del suo magistero episcopale sono le lettere pastorali, i congressi, i pellegrinaggi diocesani, le visite alle parrocchie, la cura per il seminario e per le vocazioni e soprattutto la testimonianza nel tempo della malattia: le sue condizioni di salute, infatti, andarono progressivamente deteriorandosi e molto frequenti divennero i ricoveri in ospedale. Ma ciò che le infermità gli impedivano di compiere era supplito dalla costante preghiera e dall'accorata partecipazione alle vicende del suo popolo. La sua sofferenza, abbracciata in un atto di consacrazione vittimale, è stata la più autentica cattedra di santità. Come accade nel cammino di alcuni santi, anche al Bacciarini fu riservata  l’agonia della «notte oscura» del dolore,del dubbio e della tentazione. Fu in quest'ultima prova che in lui trionfò la speranza cristiana.

A Sorengo presso Lugano, il Vescovo Aurelio spirò, consumato nella carne per la passione delle anime: era il tardo pomeriggio del 27 giugno 1935, mentre si celebravano i primi vespri della festa del Sacro Cuore, quel Cuore che egli aveva tanto amato e fatto amare.  Il popolo immediatamente testimoniò la convinzione comune che fosse morto un santo. I funerali furono un'apoteosi, a tal punto che moltissimi fedeli non poterono entrare in cattedrale.

In virtù di questa fama di santità, il 1° luglio 1946, presso la Curia della Diocesi di Lugano, si aprì il Processo Informativo che si chiuse il 25 marzo 1964, cui fecero seguito i Processi Rogatoriali. La loro validità è stata riconosciuta dalla Congregazione delle Cause dei Santi con Decreto del 9 luglio 1982. Preparata la Positio, si è discusso, secondo la consueta procedura, se il Servo di Dio abbia esercitato in grado eroico le virtù. Con esito positivo, si è tenuto il 30 marzo 2007 il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi. I Padri Cardinali e Vescovi nella Sessione Ordinaria del 22 gennaio 2008, sentita la relazione del Ponente della Causa, l'Ecc.mo Mons. Andrea Maria Erba, Vescovo emerito di Velletri-Segni, hanno riconosciuto che il Servo di Dio Aurelio Bacciarini ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali ed annesse.

Presentata quindi un'attenta relazione di tutte queste fasi al Sommo Pontefice Benedetto XVI da parte del sottoscritto Cardinale Prefetto, il Beatissimo Padre, accogliendo e ratificando i voti della Congregazione delle Cause dei Santi, nel sottoscritto giorno solennemente dichiarò: Constano le virtù teologali della Fede, Speranza e Carità sia verso Dio sia verso il prossimo, nonché le cardinali della Prudenza, Giustizia, Temperanza e Fortezza e di quelle annesse, in grado eroico, del Servo di Dio Aurelio Bacciarini della Congregazione dei Servi della Carità, Amministratore Apostolico di Lugano, nel caso e per, il fine di cui si tratta.

Il Beatissimo Padre ha dato mandato di rendere pubblico questo Decreto e di trascriverlo negli Atti della Congregazione delle Cause dei Santi.

Dato a Roma il giorno 15 del mese di marzo dell'Anno del Signore 2008.

JOSE' Card. SARAIVA MARTINS
Prefetto

+ MICHELE DI RUBERTO
Arcivescovo tit. di Biccari
Segretario

HANNO DETTO DI LUI

Hanno detto di lui 
[Tratto da "Il messaggio di Aurelio Bacciarini" del can. Cattori, Lugano 1966 (pag. 81)]

 "Sacerdote e poi Vescovo, il Servo di Dio godette già in vita fama di santità, non solo tra i confratelli Servi della carità e il suo clero, ma fra tutti coloro che lo conobbero da vicino, a causa delle sue eccelse virtù, esercitate in tutto il corso di sua vita in modo mirabile.

 San Pio X stimava don Bacciarini, dicendo pubblicamente, in un'udienza concessa il 22 novembre 1912, a cento Dame di carità della parrocchia di S. Giuseppe al Trionfale:
"Il vostro parroco è tanto buono. Se volete fargli piacere, dategli anime".








 Benedetto XV, scrivendo di lui, in una letetra indirizzata all'Episcopato elvetico, il 25 agosto 1920:
"Noi pure nutriamo di lui profonda stima, per le esimie virtù di cui risplende e soprattutto per lo zelo delle anime"








 Pio XI, il 19 aprile 1933, all'On. Motta, Presidente della Confederazione Elvetica, disse di lui:
"E' un uomo di Dio, anzi un santo".








Il Beato don Guanella, nel 1907, additava il teologo don Aurelio Bacciarini come
"Uno specchio di bontà e di prudenza e di attitudine"."